Quando l'accesso venoso sembra impossibile

April 18, 2018

Qualsiasi professionista del settore sanitario con esperienza ospedaliera sa bene quanto l'accesso venoso periferico sia di cruciale importanza. Infatti, su un paziente gravemente malato o ferito, l'efficacia o meno del trattamento dipende dall'infusione di liquidi e farmaci.

Nel migliore dei casi, in un paziente con vene difficili da incannulare, si presenta il problema delle punture d'ago multiple (e dell'aumento di dolore dopo ogni tentativo), con conseguente frustrazione e agitazione dello staff medico e ritardo nel trattamento. Nella peggiore delle situazioni, invece, un paziente del genere può implicare l'aumento delle complicazioni mediche a causa del peggioramento della disidratazione, con l'eventuale necessità di cercare una linea venosa centrale che, sebbene sia molto efficace, porta con sé una serie di rischi.

Un paziente può essere difficile da incannulare per diverse ragioni, quali la disidratazione, un'anamnesi di uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa o l'obesità. I neonati prematuri e sottopeso rappresentano casi particolarmente difficili per il normale accesso venoso periferico, in quanto le loro vene sono molto piccole. Data la necessità e la prevalenza degli accessi venosi periferici nei trattamenti, non c'è da stupirsi se una qualsiasi soluzione che renda l'accesso venoso più semplice possa essere adottata con entusiasmo dalla maggior parte dei contesti ospedalieri.

Configurare l'hardware (vedere la sezione

).

 

L'inserimento venoso ecoguidato sui pazienti considerati difficili è la pratica adottata presso il Liverpool Hospital nel Nuovo Galles del Sud, in Australia. Il nuovo protocollo, guidato dal dott. Evan Alexandrou, mira a limitare il numero di tentativi di inserimento venoso falliti e sta per diffondersi anche negli altri ospedali della zona.

In uno studio del 2016 pubblicato da BMC Nursing, il dott. Alexandrou ha affermato che 379 pazienti sono stati rinviati al team di assistenza clinica dell'ospedale fuori orario per l'inserimento di un catetere con ecoguida. Nella sua analisi, Alexandrou ha scoperto che nel 93 % dei casi, l'infermiere è stato in grado di inserire un catetere correttamente al primo tentativo. Inoltre, ha rilevato che il punteggio del dolore medio era diminuito da 7 su 10 (senza l'uso dell'ecoguida) a 2 su 10 dopo il rinvio.

Continua a leggere dal Sydney Morning Herald.

 


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